Vietri e la sua storia

Mappa interattiva museo Vietri

Le origini di Vietri di Potenza

Le origini di Vietri di Potenza affondano in un passato molto più antico dell’attuale centro abitato. I rinvenimenti archeologici distribuiti sul territorio testimoniano una frequentazione continua dall’età preistorica fino all’epoca romana. I ritrovamenti effettuati nella Grotta di Monte Serrapola, tra cui frammenti ceramici e un’ascia neolitica, testimoniano una frequentazione del territorio già durante la preistoria. Anche il toponimo del paese sembra rimandare a un’origine antica: secondo una tradizione riportata dallo storico romano Tito Livio, l’area dei Campi Veteres, teatro di un episodio della Seconda Guerra Punica, coinciderebbe proprio con il territorio di Vietri. Queste testimonianze suggeriscono la continuità di una lunga presenza attraverso i millenni.

Il Quaternario

Da circa 2,6 milioni di anni fa

Il Quaternario è il periodo geologico durante il quale si sviluppano le prime comunità umane. Nel territorio di Vietri di Potenza le testimonianze dirette più antiche sono ancora limitate, ma i ritrovamenti nelle aree vicine, come il Potentino e il Vallo di Diano, documentano una frequentazione molto antica del comprensorio. Le comunità vivevano in grotte o in accampamenti all’aperto, in un ambiente popolato da cervi, stambecchi, cinghiali, orsi bruni e cavalli.

Nel corso dei secoli il territorio di Vietri ha visto succedersi comunità e civiltà differenti, ciascuna delle quali ha lasciato tracce materiali della propria presenza. Dai primi frequentatori preistorici alle comunità indigene preromane, fino alla ristrutturazione del sistema economico in epoca romana, il territorio si configura come un luogo di lunga stratificazione storica.

Età del ferro

Tra il IX e l’VIII secolo a.C., nel periodo definito Prima Età del Ferro, gruppi indigeni noti agli autori antichi come Chones-Enotri si insediano nelle pianure della costa ionica della Basilicata. I loro abitati erano costituiti da capanne con piccoli vani-deposito scavati nel terreno, mentre le necropoli presentavano tombe a fossa spesso coperte da grandi tumuli di ciottoli nel caso di personaggi eminenti. I ricchi corredi funerari, con armi, monili in bronzo e ambra, testimoniano una società articolata e già inserita in una rete di contatti mediterranei.

L’Enotria

Gli Enotri occupavano un’ampia porzione della Basilicata meridionale, controllando le vallate dei fiumi Agri e Sinni e importanti collegamenti tra le due coste. Le necropoli rinvenute in quest’area hanno restituito sepolture con corredi ricchi di ambra, oro, argento e bronzo, a testimonianza di intensi rapporti commerciali con la sponda orientale dell’Adriatico e con aree molto lontane, fino al Mar Baltico. L’Enotria rappresenta uno dei principali sistemi culturali dell’Italia meridionale preromana.

Apuli e Peuketiantes

Nelle aree interne della Basilicata settentrionale e occidentale vivevano popolazioni affini a quelle apule, identificate con i Peuketiantes citati dallo storico greco Ecateo di Mileto.. A questo gruppo probabilimente appartenevano anche le comunità insediate nei territori dei fiumi Marmo e Platano, caratterizzati da piccoli nuclei abitativi sparsi e necropoli diffuse. In questo sistema territoriale si inserisce anche il comprensorio di Vietri di Potenza, parte integrante delle dinamiche culturali delle comunità interne lucane.

I Greci

Fra il VII e il VI secolo a.C. l’Italia meridionale è interessata dal fenomeno della colonizzazione greca. In Basilicata sorgono importanti colonie sulla costa ionica, come Siris e Metaponto, che diventano centri di commercio e diffusione culturale. Dopo una prima fase di conflitto con le popolazioni indigene, i rapporti tra Greci e comunità dell’entroterra si intensificano attraverso i percorsi fluviali, favorendo scambi economici, relazioni culturali e una crescente interculturalità tra Greci, Italici ed Etruschi.

Lucani e Romani

Tra V e IV secolo a.C. gruppi di stirpe osco-sannita provenienti dall’Appennino centro-meridionale si insediano in queste aree, occupando sulla costa Tirrenica le colonie Greche di Cuma e Poseidonia che dall’ora venne chiamata Paestum. I Lucani organizzano il territorio attraverso insediamenti fortificati su altura, fattorie agricole e luoghi sacri, controllando in modo strutturato le risorse economiche e i sistemi produttivi. Alla fine del IV secolo a.C. Roma conquista progressivamente il territorio lucano: la fondazione della colonia di Venosa nel 291 a.C. segna l’avvio del controllo romano sulla regione e l’inizio di una profonda trasformazione del paesaggio politico, economico e insediativo.

I popoli della Basilicata antica

Immagine tratta da dal libro Museo Archeologico Nazionale della Basilicata "Dinu Adamesteanu"
Immagine tratta da dal libro Museo Archeologico Nazionale della Basilicata "Dinu Adamesteanu"

I Peuketiantes

Peuketiantes erano una popolazione indigena dell’Italia preromana insediata nel settore nord-occidentale della Basilicata, nell’area interna attraversata dalle vallate fluviali e comprendente anche il comparto del Marmo-Platano.

Il loro nome è ricordato da Ecateo di Mileto, autore greco del VI-V secolo a.C., che cita una popolazione confinante con gli Enotri. Il termine Peuketiantes richiama quello dei Peuketii o Peucezi, popolazione dell’area apula. Le comunità della Basilicata settentrionale presentavano infatti alcuni elementi culturali comuni con il mondo apulo, tra cui:

  • il rito funerario della deposizione del defunto in posizione rannicchiata;

  • alcune forme di ceramica rituale;

  • un’organizzazione del territorio basata su piccoli villaggi sparsi sulle alture.

Non vivevano generalmente in città fortificate, ma in nuclei di capanne distribuiti sulle sommità dei rilievi, vicino alle sorgenti d’acqua e in posizioni adatte a controllare le vie di passaggio lungo i fiumi. La loro economia era fondata sull’agricoltura, sull’allevamento transumante e sulla caccia.

Luoghi e siti archeologici

Le principali testimonianze archeologiche di Vietri di Potenza sono distribuite in diversi punti del territorio, tra grotte, alture e aree di insediamento. Luoghi come Monte Serrapola, San Vito,  Santa Venere, Varco di Pietrastretta restituiscono le tracce delle frequentazioni e delle attività che nei secoli hanno interessato quest’area. La mappa dei rinvenimenti permette di leggere il territorio come un grande archivio diffuso, in cui ogni luogo conserva una parte della memoria storica della comunità.Le ricerche archeologiche condotte fino a oggi rappresentano solo una parte di ciò che il territorio può ancora raccontare. Molti rinvenimenti sono frammentari o sporadici, ma testimoniano un patrimonio diffuso che merita di essere studiato, tutelato e valorizzato. La conoscenza del passato di Vietri di Potenza è un percorso ancora aperto, che coinvolge studiosi, ricercatori e cittadini nella riscoperta continua della storia locale.

(Da "Atlante della Basilicata" tav. XXXVII)