Epoca Pre-romana

Mappa interattiva museo Vietri

Luoghi e vita quotidiana

I luoghi di rinvenimento, come aree insediative, necropoli e siti di frequentazione, permettono di comprendere come vivevano le comunità del passato. In questi spazi si svolgevano attività legate alla produzione, alla vita domestica e ai rituali. Le evidenze archeologiche mostrano un’organizzazione del territorio fatta di piccoli insediamenti e aree funzionali, in cui si sviluppavano relazioni sociali e pratiche condivise. L’analisi di questi contesti consente di ricostruire abitudini, gesti quotidiani e modalità di interazione con l’ambiente, restituendo un’immagine concreta della vita nelle epoche più antiche.

Le principali testimonianze archeologiche di Vietri di Potenza sono distribuite in diversi punti del territorio, tra grotte, alture e aree di insediamento. Luoghi come:

  • Monte Serrapola,

  • San Vito,

  • Santa Venere,

  • Varco di Pietrastretta

restituiscono le tracce delle frequentazioni e delle attività che nei secoli hanno interessato quest’area.

La mappa dei rinvenimenti permette di leggere il territorio come un grande archivio diffuso, in cui ogni luogo conserva una parte della memoria storica della comunità.Le ricerche archeologiche condotte fino a oggi rappresentano solo una parte di ciò che il territorio può ancora raccontare. Molti rinvenimenti sono frammentari o sporadici, ma testimoniano un patrimonio diffuso che merita di essere studiato, tutelato e valorizzato. La conoscenza del passato di Vietri di Potenza è un percorso ancora aperto, che coinvolge studiosi, ricercatori e cittadini nella riscoperta continua della storia locale.

I reperti

I reperti rinvenuti nel territorio di Vietri di Potenza raccontano la vita quotidiana delle comunità antiche e le loro abilità artigianali. Tra questi si trovano ceramiche, strumenti, oggetti in metallo e ornamenti, utilizzati per attività domestiche, produttive e rituali.

Le ceramiche

Le produzioni ceramiche, come anche per tutti gli altri popoli italici, erano costituite principalmente da una autoproduzione all’interno della comunità, solitamente realizzata dall’elemento femminile della famiglia, distinte principalmente in ceramica d’uso quotidiano, in argilla grossolana lavorata a mano o al tornio, ben identificabile per un impasto poco depurato e che conserva tracce del fuoco di cottura dei cibi, e ceramica decorata.

Durante le fasi più antiche della vita di queste comunità (VII-VI sec.a.C.) le decorazioni sono di tipo geometrico, utilizzando colori organici, prima solo con motivi dipinti in bruno, poi in bruno e rosso; solitamente ci sono schemi decorativi abbastanza simili con fasce e linee orizzontali, triangoli, cerchi concentrici, trattini verticali e puntini che poi ogni comunità rielabora in modo più specifico;
fra le forme più documentate ci sono piccole coppe per bere con due manici, grandi contenitori di derrate alimentari, attingitoi ad una sola ansa e brocchette.

Con il passare dei secoli, a partire dal V secolo a.C., le ceramiche indigene mostrano una progressiva evoluzione decorativa: ai motivi geometrici si affiancano elementi floreali e vegetali, mentre le superfici vengono rivestite da una lucida vernice nera coprente. Questa trasformazione riflette l’influenza delle produzioni greche coloniali e delle ceramiche di importazione coeve che diventano modello di riferimento per le produzioni locali.

I metalli

Per quanto riguarda gli oggetti in metallo, tutte le popolazioni antiche offrono lo stesso panorama di produzione varie ed articolate in utensili da lavoro in ferro, punte di lance e spade e pugnali anche questi in ferro, armi da difesa come elmi e scudi in bronzo ed ornamenti del corpo e delle vesti in bronzo, argento ed oro.

Nel caso specifico dei materiali di Vietri qui esposti vi sono una serie di fibule (spille)  della tomba 1 di Piano dei Lampi , risalenti alla fase lucana (IV sec.a.C.) (Vetrina 3); vi sono fibule in bronzo che fanno parte di un corredo funerario maschile e quindi mostrano che, come per l’abbigliamento femminile, anche gli uomini utilizzavano quelle che oggigiorno corrispondono a delle vere e proprie spille che, in mancanza di bottoni, permettevano di chiudere i lembi delle vesti.

Nello stesso corredo è presente un cinturone a lamina larga in bronzo, a cingere in vita una tunica corta, rivestito in origine nella parte interna da una fascia di cuoio, fissata con chiodini alla lamina metallica; per le armi si conserva parte della lama di una spada in ferro.

Vietri, San Vito Piano cons. Grieco vetrina 3
Vietri, Piano dei Lampi, T.1 brocchetta, vetrina 3
Vietri, Piano dei Lampi, T.1 olla, vetrina 3
Vietri, Piano dei Lampi, T.1 microfibule, vetrina 3
Vietri, Piano dei Lampi, T.1 punta di spada, vetrina 3
Vietri, Piano dei Lampi, T.1 brocchetta, vetrina 3

I Peuketiantes

Peuketiantes erano una popolazione indigena dell’Italia preromana insediata nel settore nord-occidentale della Basilicata, nell’area interna attraversata dalle vallate fluviali e comprendente anche il comparto del Marmo-Platano.

Il loro nome è ricordato da Ecateo di Mileto, autore greco del VI-V secolo a.C., che cita una popolazione confinante con gli Enotri. Il termine Peuketiantes richiama quello dei Peuketii o Peucezi, popolazione dell’area apula. Le comunità della Basilicata settentrionale presentavano infatti alcuni elementi culturali comuni con il mondo apulo, tra cui:

  • il rito funerario della deposizione del defunto in posizione rannicchiata;

  • alcune forme di ceramica rituale;

  • un’organizzazione del territorio basata su piccoli villaggi sparsi sulle alture.

Non vivevano generalmente in città fortificate, ma in nuclei di capanne distribuiti sulle sommità dei rilievi, vicino alle sorgenti d’acqua e in posizioni adatte a controllare le vie di passaggio lungo i fiumi. La loro economia era fondata sull’agricoltura, sull’allevamento transumante e sulla caccia.

I reperti rinvenuti nel territorio di Vietri di Potenza raccontano la vita quotidiana delle comunità antiche e le loro abilità artigianali. Tra questi si trovano ceramiche, strumenti, oggetti in metallo e ornamenti, utilizzati per attività domestiche, produttive e rituali.

Le ceramiche

Le produzioni ceramiche, come anche per tutti gli altri popoli italici, erano costituite principalmente da una autoproduzione all’interno della comunità, solitamente realizzata dall’elemento femminile della famiglia, distinte principalmente in ceramica d’uso quotidiano Ceramica d’uso quotidiano , in argilla grossolana lavorata a mano o al tornio, ben identificabile per un impasto poco depurato e che conserva tracce del fuoco di cottura dei cibi, e ceramica decorata Ceramica decorata .

Durante le fasi più antiche della vita di queste comunità (VII-VI sec. a.C.) le decorazioni sono di tipo geometrico, utilizzando colori organici, prima solo con motivi dipinti in bruno, poi in bruno e rosso; solitamente ci sono schemi decorativi abbastanza simili con fasce e linee orizzontali, triangoli, cerchi concentrici, trattini verticali e puntini che poi ogni comunità rielabora in modo più specifico; fra le forme più documentate ci sono piccole coppe per bere Coppe per bere con due manici, grandi contenitori di derrate alimentari, attingitoi ad una sola ansa e brocchette.

Con il passare dei secoli, a partire dal V secolo a.C., le ceramiche indigene mostrano una progressiva evoluzione decorativa: ai motivi geometrici si affiancano elementi floreali e vegetali, mentre le superfici vengono rivestite da una lucida vernice nera coprente. Questa trasformazione riflette l’influenza delle produzioni greche coloniali e delle ceramiche di importazione coeve che diventano modello di riferimento per le produzioni locali.

I metalli

Per quanto riguarda gli oggetti in metallo, tutte le popolazioni antiche offrono lo stesso panorama di produzione varie ed articolate in utensili da lavoro in ferro, punte di lance e spade e pugnali anche questi in ferro, armi da difesa come elmi e scudi in bronzo ed ornamenti del corpo e delle vesti in bronzo, argento ed oro.

Nel caso specifico dei materiali di Vietri qui esposti vi sono una serie di fibule Fibule (spille) della tomba 1 di Piano dei Lampi, risalenti alla fase lucana (IV sec. a.C.) (Vetrina 3); vi sono fibule in bronzo che fanno parte di un corredo funerario maschile e quindi mostrano che, come per l’abbigliamento femminile, anche gli uomini utilizzavano quelle che oggigiorno corrispondono a delle vere e proprie spille che, in mancanza di bottoni, permettevano di chiudere i lembi delle vesti.

Nello stesso corredo è presente un cinturone a lamina larga in bronzo, a cingere in vita una tunica corta, rivestito in origine nella parte interna da una fascia di cuoio, fissata con chiodini alla lamina metallica; per le armi si conserva parte della lama Lama in ferro di una spada in ferro.